COP 18 di Doha: il documento finale riguarda solo il 15% delle emissioni mondiali

8 dicembre 2012

Giunta alle conclusioni la COP 18 di Doha, con risultati ancora una volta al di sotto delle aspettative.
A Doha è emerso infatti l'impegno solo di alcuni paesi industrializzati (Unione Europea, Australia, Svizzera e Norvegia), che rappresentano 1/7 delle emissioni globali di gas serra.
I 200 paesi partecipanti hanno lanciato a partire dal 1° gennaio 2013 un nuovo percorso ai sensi del protocollo di Kyoto, che rappresenta di fatto l’unico impegno climatico in attesa che nel 2020 entri in vigore il nuovo accordo vincolante sulle emissioni. E' stato poi confermato l'appuntamento al 2015, come stabilito a Durban, per raggiungere l'accordo globale che dovrà entrare in vigore al 2020.
Il testo licenziato da Doha ufficializza due nuove infrastrutture necessarie ad incanalare tecnologie e finanziamenti ai paesi in via di sviluppo: il Fondo verde per il clima, lanciato dalla Corea del Sud e il Climate Technology Center, guidato da un consorzio sotto l’egida dell’Unep.
“Il bicchiere di Doha è per tre quarti vuoto e per un quarto pieno”, ha commentato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. “Invece di fare un passo avanti, la comunità internazionale ha fatto un passo indietro perché non si è riusciti a trovare un accordo in grado di dare concretezza e continuità di impegni presi con il Protocollo di Kyoto”.
 
Per saperne di più, vai al  Doha climate gateway, documento finale della Conferenza.